Presentazione del libro Cava Ranieri Dall’abbandono alla riscoperta – 13 luglio 2026

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Presentazione del libro “Cava Ranieri. Dall’abbandono alla riscoperta”
 
Lunedì 13 Luglio 2026, alle ore 11, presso l’Auditorium degli Scavi di Pompei, sarà presentato “Cava Ranieri. Dall’abbandono alla riscoperta”, il nuovo libro del giornalista e storico Francesco Servino.

Pubblicato dall’associazione Arcadia APS di Terzigno, con il contributo del Ministero della Cultura – Direzione Generale Biblioteche e Istituti Culturali, il volume ricostruisce la storia di Cava Ranieri, importante sito archeologico di Terzigno che conserva i resti di tre ville romane, raccontando il lungo percorso che lo ha condotto dall’abbandono all’attuale processo di recupero e valorizzazione, destinato a trasformarlo in un nuovo parco archeologico.

L’incontro rappresenterà un’occasione di confronto sul valore della tutela del patrimonio culturale e dell’impegno civico che ha contribuito alla rinascita del sito.

Interverranno Gabriel Zuchtriegel, Direttore del Parco Archeologico di Pompei; Giovanni Capasso, Direttore Generale dell’Unità Grande Pompei; Francesco Ranieri, già sindaco di Terzigno; Salvatore Carillo, sindaco di Terzigno; Raffaele De Luca, presidente del Parco Nazionale del Vesuvio; Angelo Massa, direttore del Museo Archeologico Territoriale di Terzigno (MATT), e l’autore Francesco Servino.

 
A moderare l’incontro sarà la giornalista Romilda Barbato.
 
L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra il Parco Archeologico di Pompei e la Pro Loco Terzigno APS. I saluti introduttivi saranno affidati al presidente della Pro Loco, Francesco Ambrosio, mentre lo storico Gennaro Barbato terrà un intervento dedicato al ruolo dell’impegno civico nella tutela di Cava Ranieri.
 
Il libro sarà presentato Lunedì 13 Luglio 2026, alle ore 11, nell’Auditorium degli Scavi di Pompei.

COMUNICATO STAMPA
Cava Ranieri: a Pompei il racconto della rinascita del sito archeologico di Terzigno.
Lunedì 13 Luglio 2026, alle ore 11, nell’Auditorium degli Scavi di Pompei sarà presentato “Cava Ranieri. Dall’abbandono alla riscoperta”, il nuovo libro del giornalista e storico Francesco Servino. La storia di un sito archeologico straordinario, del lungo percorso che ne ha segnato le vicende e delle prospettive che oggi ne delineano il futuro.
È questo il cuore del nuovo lavoro di Francesco Servino, che sarà presentato Lunedì 13 Luglio 2026, alle ore 11, nell’Auditorium degli Scavi di Pompei. Il volume, pubblicato dall’associazione Arcadia APS di Terzigno grazie al contributo del Ministero della Cultura – Direzione Generale Biblioteche e Istituti Culturali, ripercorre la storia di uno dei luoghi più significativi del patrimonio archeologico vesuviano e del cammino che lo sta conducendo verso una nuova stagione di tutela e valorizzazione.
L’appuntamento rappresenta un’importante occasione di approfondimento sul valore della ricerca archeologica, sulla tutela del patrimonio culturale e sul futuro di un’area destinata a diventare un nuovo parco archeologico.
Il volume ricostruisce la storia di Cava Ranieri, nel territorio di Terzigno, sito di eccezionale interesse
archeologico che conserva i resti di tre ville romane – convenzionalmente denominate Villa 1, Villa 2 e Villa
6 – riportate alla luce nel corso delle campagne di scavo avviate a partire dagli anni Ottanta.

Per anni Cava Ranieri è stata il simbolo di un paradosso: un patrimonio archeologico di straordinario valore costretto a convivere con i rifiuti. Un’area in parte destinata a discarica, mentre i resti delle tre ville romane rimanevano senza un adeguato progetto di tutela. Oggi quella storia ha cambiato direzione: dopo la bonifica, il sito è avviato verso un percorso di recupero e valorizzazione destinato a trasformarlo in un nuovo parco archeologico.
Attraverso un accurato lavoro di ricerca, Francesco Servino, giornalista da anni impegnato nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio storico e naturalistico del territorio vesuviano, ricostruisce le vicende del sito a partire dalle relazioni scientifiche degli archeologi che hanno operato a Cava Ranieri sin dalle prime campagne di scavo, restituendo al lettore una narrazione fondata sulle fonti e sulla documentazione tecnica.
Il volume rende inoltre un sentito omaggio alla dottoressa Caterina Cicirelli, archeologa che ha dedicato gran parte della propria attività professionale allo studio e agli scavi di Cava Ranieri, offrendo un contributo fondamentale alla conoscenza del sito.
Accanto alla ricostruzione storico-archeologica, il libro dedica ampio spazio anche alle vicende civiche che hanno interessato Cava Ranieri nel corso degli anni. L’autore ripercorre il ruolo svolto da cittadini, associazioni e comitati nel mantenere viva l’attenzione sull’area, inserendo queste esperienze nel più ampio quadro delle mobilitazioni ambientali che hanno segnato il territorio vesuviano. La ricostruzione proposta evidenzia come il percorso di partecipazione civica sviluppatosi nel corso degli anni abbia contribuito alla progressiva maturazione di una più diffusa consapevolezza del valore storico, archeologico e naturalistico di Terzigno, favorendo nel tempo una crescente attenzione verso le politiche di tutela e valorizzazione del territorio.

Alla presentazione interverranno Gabriel Zuchtriegel, Direttore del Parco Archeologico di Pompei; Giovanni Capasso, Direttore Generale dell’Unità Grande Pompei; Francesco Ranieri, già sindaco di Terzigno; Salvatore Carillo, sindaco di Terzigno; Raffaele De Luca, presidente del Parco Nazionale del Vesuvio; Angelo Massa, direttore del Museo Archeologico Territoriale di Terzigno (MATT); e l’autore Francesco Servino.
A moderare l’incontro sarà la giornalista Romilda Barbato.
L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra il Parco Archeologico di Pompei e la Pro Loco Terzigno APS. I saluti
introduttivi saranno affidati al presidente della Pro Loco, Francesco Ambrosio, mentre lo storico ottavianese Gennaro Barbato proporrà un intervento dedicato al ruolo che l’impegno civico ha avuto nel mantenere viva, negli anni, l’attenzione sul destino del sito.
La presentazione del volume vuole offrire un momento di confronto tra studiosi, istituzioni, associazioni e cittadini attorno a una storia che appartiene all’intero territorio vesuviano. Una storia che racconta come ricerca archeologica, tutela istituzionale e partecipazione della comunità possano concorrere, ciascuna con il proprio ruolo, alla riscoperta e alla valorizzazione di un patrimonio di straordinario valore.
La partecipazione è libera e aperta a tutti.

Fonte: Francesco Servino
Giornalista – Autore del volume Cava Ranieri. Dall’abbandono alla riscoperta
Vicepresidente della Pro Loco Terzigno APS

Clicca sul link per leggere la recensione a cura di OsservArcheologiA: Cava Ranieri: una storia di archeologia e impegno civile, 27 maggio 2026

Sinossi editoriale
Cava Ranieri. Dall’abbandono alla riscoperta
Esistono luoghi che sembrano destinati a scomparire sotto il peso del tempo, dell’oblio e delle trasformazioni del paesaggio. Eppure, a volte, proprio dove la memoria sembra definitivamente perduta, riaffiorano testimonianze capaci di riscrivere la storia di un territorio.
Cava Ranieri. Dall’abbandono alla riscoperta racconta una di queste storie.
Attraverso un’approfondita ricerca archivistica, sostenuta da una rigorosa analisi archeologica e storica, il volume ricostruisce la vicenda delle ville romane rinvenute nella cava Ranieri, a Terzigno, riportando alla luce una delle più significative concentrazioni di insediamenti rurali dell’antico ager Pompeianus. Ma il libro non si limita a documentare una scoperta archeologica: racconta il difficile percorso che ha condotto un sito minacciato dalla continua attività estrattiva, dall’abbandono e dall’indifferenza istituzionale a essere riconosciuto come un patrimonio di eccezionale valore storico e scientifico.
L’autore intreccia centinaia di documenti d’archivio, molti dei quali inediti, con i risultati delle indagini sul campo, ricostruendo passo dopo passo gli eventi che hanno accompagnato la scoperta delle ville, le battaglie combattute dagli archeologi per impedirne la distruzione, le complesse procedure amministrative per la loro tutela e le difficoltà incontrate nel conciliare le esigenze della ricerca con gli interessi economici legati allo sfruttamento della cava. Fonogrammi, relazioni tecniche, fotografie storiche, corrispondenza istituzionale e decreti ministeriali diventano così gli strumenti attraverso cui prende forma una narrazione rigorosa e coinvolgente, nella quale ogni documento contribuisce a ricomporre una storia rimasta a lungo frammentaria.
La ricerca si estende ben oltre la cronaca degli scavi. Le ville di Cava Ranieri diventano il punto di partenza per ricostruire l’organizzazione del paesaggio agrario vesuviano in età romana, offrendo nuove prospettive sulla distribuzione delle aziende agricole, sulla pianificazione del territorio e sul ruolo economico svolto dalle campagne dell’entroterra pompeiano. Le grandi celle vinarie, i torchi, i dolia interrati, le strutture produttive e gli ambienti residenziali testimoniano un sistema agricolo altamente specializzato, fondato sulla coltivazione della vite e sulla produzione di uno dei vini più rinomati del mondo romano, il Vesvinum, considerato l’antenato dell’attuale Lacryma Christi.
Particolare attenzione viene dedicata anche all’evoluzione del territorio vesuviano. Le dinamiche geologiche del vulcano, le eruzioni che hanno progressivamente modificato il paesaggio, la formazione dei depositi vulcanici e le profonde trasformazioni della morfologia locale vengono analizzate per comprendere come gli insediamenti romani siano stati sepolti e perché la loro individuazione sia stata possibile soltanto grazie alle moderne attività estrattive. Il libro mostra così come archeologia e geologia diventino discipline complementari nella ricostruzione della storia del territorio.
Accanto alla ricostruzione scientifica emerge una riflessione più ampia sul significato della tutela del patrimonio culturale. Le vicende narrate evidenziano quanto fragile possa essere la conservazione dei beni archeologici quando questi si trovano in aree interessate da forti pressioni economiche e urbanistiche. Le continue distruzioni causate dalle cave, le discariche abusive, gli scavi clandestini, i ritardi amministrativi e le difficoltà operative raccontano una realtà complessa nella quale la salvaguardia del patrimonio dipende spesso dalla determinazione di pochi studiosi e funzionari che scelgono di difendere il valore della memoria storica.
Uno dei contributi più significativi del volume consiste inoltre nella revisione critica della storia stessa delle scoperte. L’analisi della documentazione dimostra infatti che la presenza delle ville romane era nota già alcuni anni prima dell’avvio ufficiale degli scavi, aprendo nuove prospettive interpretative e suggerendo una rilettura delle responsabilità che contribuirono alla perdita di una parte consistente del complesso archeologico. Questa rilettura restituisce alla vicenda una profondità storica finora rimasta in ombra e conferisce all’intera ricerca un forte carattere innovativo.
Pur mantenendo un rigoroso impianto scientifico, il libro si legge come il racconto di una lunga riscoperta.
Ogni capitolo aggiunge un tassello alla ricostruzione di un paesaggio scomparso, facendo emergere non soltanto edifici, reperti e documenti, ma anche le persone che hanno dedicato anni di lavoro alla loro salvaguardia. Ne nasce una narrazione nella quale il patrimonio archeologico non appare come una semplice testimonianza del passato, ma come una realtà viva, ancora oggi capace di interrogare il presente e di orientare le scelte future.
Cava Ranieri. Dall’abbandono alla riscoperta rappresenta quindi molto più della storia di alcune ville romane. È il racconto della rinascita di un luogo, della ricostruzione della sua memoria e della progressiva presa di coscienza del suo valore culturale. Al tempo stesso costituisce un importante contributo agli studi sull’entroterra vesuviano, offrendo nuovi dati, nuove interpretazioni e una ricca documentazione destinata a diventare un punto di riferimento per archeologi, storici, studiosi del paesaggio e per tutti coloro che riconoscono nella conoscenza del passato uno strumento fondamentale per la tutela del patrimonio comune.
La riscoperta evocata dal titolo assume così un significato che va oltre l’archeologia: è la riscoperta di un’identità territoriale, di una memoria collettiva e di un patrimonio che, dopo essere stato a lungo dimenticato, torna finalmente a occupare il posto che gli spetta nella storia del Vesuvio e dell’antica Pompei.

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