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a cura di Amalia Gravante

…considerare le culture come “organismi viventi” e non come statici “pezzi da museo” e gli oggetti esposti come “ambasciatori culturali” e non come esotiche curiosità.
Questo significa valorizzare ogni cultura rappresentata nel museo, […] come custode e trasmettitrice di sapienze fondamentali per l’umanità contemporanea….

Queste le parole di Nicola Mapelli il curatore, che mi risuonano in mente e mi accompagnano verso le vetrine colorate e ricche di oggetti esotici: piume, monili, riproduzioni di imbarcazioni che compongono la collezione di Anima Mundi, museo etnografico denso di significato che vi accoglie alla fine del tradizionale percorso di visita ai Musei Vaticani.

Faccio un passo indietro per coinvolgervi meglio nel racconto di questa visita. Vi dico che nel 1925 il Santo Padre Pio XI organizzò un grande evento in occasione del Giubileo, l’Esposizione Universale Vaticana, una mostra realizzata con oggetti provenienti da tutte le parti del mondo toccate da missioni pontifice, come strumento di conoscenza interculturale, di valorizzazione artistica e spirituale di tutti i popoli, insomma una fitta corrispondenza visiva; la mostra ebbe un numero elevatissimo di visitatori cosi’ l’ideale di spirituale, il sentimento di scorgere lontano i propri occhi stimolando la conoscenza dell’altro da sé furono elementi che convinsero il Pontefice a trasformare l’evento temporaneo in una esposizione permanente chiamata “Museo Missionario Etnologico” e la sede fu nel palazzo Laterano fino al suo trasferimento, avvenuto agli inizi degli anni Settanta, nella sede attuale all’interno dei Musei Vaticani, e il  primo direttore del Museo fu padre Wilhelm Schmidt, il più noto etnologo cattolico del XX secolo.

Fu lui a guidare la commissione che scelse, tra le 100.000 opere inviate per l’Esposizione, le 40.000 che rimasero come dono fatto dai popoli del mondo ai Pontefici. A questo nucleo originario furono aggiunte alcune preziose opere fino ad allora custodite nel Museo Borgiano di Propaganda Fide, testimonianza dell’incontro del mondo Occidentale con le altre culture a partire dal XVI secolo. Quel Museo raccolse parte della collezione del Cardinale Stefano Borgia (1731-1804), appassionato cultore di ‘curiosità esotiche’. Tra queste, alcune opere precolombiane inviate in dono a Papa Innocenzo XII nel 1692, data con la quale si fa iniziare la storia del Museo Etnologico Vaticano.
Attualmente oltre 80.000 oggetti ed opere d’arte sono custoditi dal Museo Etnologico.

La collezione è molto diversificata: si va dalle migliaia di reperti preistorici provenienti da tutto il mondo e risalenti a oltre due milioni di anni fa, fino ai doni elargiti all’attuale Pontefice: dalle testimonianze delle grandi tradizioni spirituali asiatiche a quelle delle civiltà precolombiane e dell’Islam; dalle produzioni dei popoli africani a quelle degli abitanti dell’Oceania e dell’Australia, passando per quelli delle popolazioni indigene d’America. In esposizione però abbiamo solo una parte delle opere citate, il resto è custodito in depositi tecnologici che permettono la conservazione dei reperti.

Quello che noti passeggiando tra queste teche è un senso di spiritualità e di dialogo tra i popoli, il mostrare la propria ritualità ha la funzione perno di conoscenza reciproca. Sono visibili riproduzioni di edifici religiosi appartenenti a diverse confessioni, come il Tempio del Cielo di Pechino, databile intorno al XV secolo o le statue di culto buddista che testimoniano la vita religiosa in Tibet, Indonesia, India, Estremo Oriente, o i reperti di culto islamico provenienti dall’Africa Centrale, passando per monili o copricapi da cerimonia come uno maestoso posto proprio difronte a me appena entrata nella prima sala, appartenente alla popolazione Mekeo, proveniente dalla Nuova Guinea con annessi due scettri, piume, fibre vegetali, conchiglie e legno creano questo splendido copricapo, colorato, maestoso capace di emozionare qualsiasi visitatore, rapito dal fascino di una festante funzione religiosa. Il sentimento provato passeggiando è quello di una casa con mille finestre ed aperture dove entra luce e al contempo tantissime persone che vogliono mescolarsi e approcciare alle tante culture presenti, e si crea così un dialogo costruttivo, che è quello che fai fare a te stesso tra le vetrine, un dialogo che si fonda sull’altro…..

Ma non voglio svelarvi altro! Vi lascio solo qualche scatto per incuriosirvi!

 

Info:
Museo Etnologico Anima Mundi

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