Il Museo Archeologico “La Vasca Votiva di Noceto”, di Lisa Antonelli

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a cura di Lisa Antonelli

L’8 ottobre 2021, a Noceto, presso il Centro Museale “Francesco Barocelli”, è stato inaugurato il Museo Archeologico destinato ad accogliere una delle più rilevanti scoperte degli ultimi anni inerenti la civiltà terramaricola della Pianura Padana: la vasca votiva di Noceto.

Il rinvenimento è avvenuto nel 2005 durante alcuni lavori di sbancamento edile effettuati nella periferia sud di Noceto (zona pedemontana della provincia di Parma).

Gli scavi archeologici che hanno seguito la scoperta, promossi dalla Soprintendenza dei Beni Archeologici dell’Emilia Romagna e condotti in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano e con il Comune di Noceto, sono stati portati avanti per diversi anni ed hanno permesso di riportare alla luce una vasca rettangolare contenente numerosi oggetti, di diversa estrazione e tipologia, che datano il sito all’età del Bronzo (più precisamente tra la fine del XV e la fine del XIV sec. a.C.).

La vasca, piena d’acqua, era collocata ai confini di un villaggio terramaricolo posizionato su un’altura e del quale, sfortunatamente, non rimane quasi nulla.

Per poter garantire la conservazione della struttura, che si era mantenuta intatta nel tempo grazie all’umidità del terreno (e che, a causa della irrimediabile compromissione dell’equilibrio del suo habitat, non poteva rimanere in loco) la vasca è stata smontata e, dopo essere stata sottoposta ad un particolare trattamento, è stata riassemblata ed esposta, assieme ai reperti in essa contenuti, all’interno del Museo.

La cavità rettangolare che venne scavata nel terreno per realizzare la vasca (avente lunghezza 12 metri e larghezza 7 metri) contiene una struttura costituita da assi, pali e travi in legno di quercia, che testimonia le competenze nonchè le capacità organizzative e di pianificazione dei costruttori: essi avevano dovuto in primo luogo scavare una fossa profonda oltre 3 metri e provvedere successivamente all’approvvigionamento e al trasporto di una grande quantità di legno (sono state impiegate infatti circa 300 assi orizzontali per le pareti e 24 pali verticali per delimitare il perimetro della cavità).

Dovendo inoltre garantire la solidità della struttura interna della vasca i costruttori hanno progettato un sistema di sostegno e bloccaggio, utilizzando travi di rinforzo per evitare cedimenti.

Il terreno argilloso ha sicuramente favorito la conservazione della vasca, rendendola impermeabile: in base alla datazione del legno di quercia (effettuato mediante radiocarbonio e dendrocronologia), alle analisi delle unità stratigrafiche e delle “lamine piane” (i sottili livelli che si sono  accumulati e sovrapposti nel tempo) l’acqua deve essersi infatti mantenuta al suo interno per almeno 100 anni, prima di prosciugarsi completamente entro la fine del XIV sec. a.C.

Dal momento che la vasca non veniva alimentata da corsi d’acqua (essendo posizionata su un’altura) è molto probabile che sia stata riempita artificialmente o dall’acqua piovana.

I materiali in essa rinvenuti sono centinaia e comprendono:

resti botanici: rami, semi, noccioli, pollini;

reperti ceramici: tazze e scodelle (molte delle quali con le “anse cornute”, la tipica forma dei manici appartenente alla cultura terramaricola), orci e vasi (anche interi) per la preparazione e la conservazione di cibo;

  • manufatti in legno: fusi, fusaioli e pesi per filare e tessere, bastoni, torce, manici per asce, mazze, zappe e attrezzi per l’agricoltura (tra cui diversi aratri), l’allevamento e la caccia.
  • manufatti in terracotta: statuine, figurine di animali, una figurina umana (stilizzata, forse femminile), vasetti ed oggetti miniaturistici (come due modellini di ruota e due dischetti con motivi impressi);
  • oggetti in pietra: una punta di frecci, una forma per fondere metallo, un peso da bilancia, ciottoli sferici e sagomati;

oggetti in fibra vegetale: cesti (alcuni interi e anche di grandi dimensioni – circa 80 cm di diametro)  e scopette;

resti di animali: corna di cervo, capriolo, bovino e capra, ossa, un dente di cinghiale, parti di cranio di suino, un carapace di tartaruga;

Sono completamente assenti oggetti in bronzo.

In base a diversi elementi quali complessità strutturale, caratteristiche e condizioni degli oggetti contenuti si ritiene che la vasca fosse un bacino all’interno del quale riporre offerte di materiale di uso quotidiano a scopo votivo.

Tipologia, caratteristiche e  disposizione degli oggetti rinvenuti supportano questa ipotesi: essi non sono stati “buttati” bensì deposti, posizionati accuratamente all’interno della vasca.

Sappiamo inoltre che l’acqua è parte integrante della sfera del sacro in molte culture del passato,  essenziale per lo svolgimento dei rituali di culto, come elemento vitale, purificante o di collegamento fra il mondo terreno e quello ultraterreno.

Una forma di ritualità si intravede anche nel fatto che le figurine di animali in ceramica sono state ritrovate con alcune parti del corpo spezzate (zampe, coda, testa), pratica che richiama il sacrificio.

Due tipologie di reperti rimandano inoltre ad una funzione religiosa della vasca: i due dischetti con motivi impressi e i due modellini di ruota, che potrebbero infatti alludere ad oggetti simbolo del culto solare, praticato e diffuso nell’età del Bronzo.

In contesti rurali come quelli della civiltà terramaricola, il sole e la ciclicità del tempo, scandito fra giorno/notte e fra le differenti stagioni, rivestivano un’importanza decisiva; la regolarità dei ritmi agricoli, che garantiva la sussistenza dell’economia ed il benessere delle comunità, era un elemento da preservare e salvaguardare nella sua continuità.

Il sole, che già in epoche precedenti era stato sicuramente oggetto di osservazione e che nell’età del Bronzo veniva rappresentato su un carro trainato da cavalli o da uccelli, a simboleggiare il suo viaggio nella volta celeste, assumeva così gli attributi di una vera e propria divinità.

La vasca votiva di Noceto, che per dimensioni, caratteristiche ed eccezionalità dei ritrovamenti, può considerarsi un unicum fra i monumenti archeologici della stessa epoca e contesto, ha restituito informazioni (storico-archeologiche ma anche geografiche, sul paesaggio della Pianura Padana dell’età del Bronzo) che integrano in maniera significativa le attuali conoscenze riguardanti la cultura terramaricola, dando così l’opportunità di approfondire gli aspetti economici, sociali, tecnologici e religiosi di queste comunità.

Il percorso espositivo del Museo, ben articolato, desta un notevole interesse, accompagnando il visitatore nella scoperta dei materiali ritrovati durante gli scavi e nella comprensione, anche con l’ausilio di materiale grafico ed audiovisivo, del proprio contesto storico di riferimento.

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RIPRODUZIONE RISERVATA SOCIETA’ REGGIANA D’ARCHEOLOGIA E LA VIA VIA DEGLI ANTICHI

 

Glossario: 

Civiltà terramaricole: popolazioni che, durante l’età del Bronzo Medio e Recente (XVI – inizio XII sec. a.C. circa), si insediano nella Pianura Padana in abitati strutturati, fortificati e comunitari (M. Bernabò Brea, M. Cremaschi, Acqua e Cività nelle Terramare, La vasca votiva di Noceto, Università degli Studi di Milano, Skira, Milano, 2009)
Terramare: abitati che occuparono capillarmente la parte centrale della pianura padana fra il XVI e il XII secolo a.C., nella piena età del Bronzo (http://www.comune.noceto.pr.it/la-vasca-votiva-di-noceto)
Dendrocronologia: metodo di datazione basato sulla misura degli anelli di accrescimento degli alberi (S. Santoro Bianchi, Archeologia come metodo. Le fasi della ricerca, in Quaderni del Seminario di Archeologia, Università di Parma n. 19, Istituto di Storia dell’Arte, 1997)
Unità stratigrafica: strato di terra la cui deposizione è dovuta ad un’azione dell’uomo (S. Santoro Bianchi, Archeologia come metodo. Le fasi della ricerca, in Quaderni del Seminario di Archeologia, Università di Parma n. 19, Istituto di Storia dell’Arte, 1997)
Radiocarbonio: metodo di datazione basato sul regolare decadimento radioattivo del carbonio-14 (S. Santoro Bianchi, Archeologia come metodo. Le fasi della ricerca, in Quaderni del Seminario di Archeologia, Università di Parma n. 19, Istituto di Storia dell’Arte, 1997)

Bibliografia:

– M. Bernabò Brea, M. Cremaschi, Acqua e Cività nelle Terramare, La vasca votiva di Noceto, Università degli Studi di Milano, Skira, Milano, 2009
– S. Santoro Bianchi, Archeologia come metodo. Le fasi della ricerca, in Quaderni del Seminario di Archeologia, Università di Parma n. 19, Istituto di Storia dell’Arte, 1997)

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