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a cura di Caterina Pantani

Delo: un nome, mille storie
L’isola di Delo è stata dal VII secolo un’importante sede di culto del dio Apollo e dal II a.C. un importante centro economico per tutto il Mediterraneo, il cui porto e mercato ha attratto mercanti, artigiani, schiavi da ogni dove, favorendo il multiculturalismo. Nonostante questo, l’isola è molto piccola: si estende per circa tre chilometri quadrati e mezzo nel mar Egeo meridionale. 

Un’isola o una dea? Il mito di Delo e Asteria
L’isola è nota nella letteratura e nel mito come il luogo di nascita di Apollo e Artemide. Uno delle opere più importanti che la immortale è l’Inno a Delo di Callimaco. Qui il poeta di età ellenistica narra la storia dell’isola: Delo non era altro che una dea nonché sorella di Latona, Asteria, trasformata da Zeus in isola errante per aver rifiutato il suo amore. L’isola-dea rispose alla richiesta di aiuto di Latona, che stava per partorire e che doveva nascondersi da Era. Da quel momento l’isola divenne immobile e fu chiamata, in onore del dio del sole Apollo, Delo, che in greco significa “la chiara, la luminosa” (Δήλος).

Il ruolo politico e religioso di Delo
Delo divenne sin dall’età arcaica un grande centro di culto del dio Apollo, celebrato con il monumentale santuario a lui dedicato. Questo edificio è testimone di una storia lunghissima: viene ricordato negli Inni omerici (VIII-VII secolo a.C.)[1]. Successivamente, il santuario si allarga, si monumentalizza, fino a diventare fulcro attrattivo di assemblee, giochi e feste importanti. Intorno all’edificio sacro si sviluppò il villaggio originario.

La via Sacra (dal web)

Uno dei segni più evidenti dell’importanza dell’isola è la Terrazza dei Leoni, dono votivo ad Apollo da parte dei Nassi, consistente di nove leoni marmorei che sfilano, mostrando le zanne. Attualmente sono presenti delle copie in gesso all’esterno, per rievocare la via dei Leoni, ma gli originali sono nel Museo archeologico di Delo.

La terrazza dei leoni (dal web)

L’isola è poi indissolubilmente legata ad Atene già all’epoca di Pisistrato, ma solo durante la Guerra Peloponnesiaca si dimostra di vitale importanza. Il santuario di Apollo a Delo sarà per molto tempo la sede della Lega delio-attica: qui era custodito il suo tesoro, prima di essere spostato da Pericle ad Atene.

La ricerca archeologica a Delo
Riportata alla luce attraverso scavi sistematici iniziati nel 1873 dalla Scuola Archeologica Francese di Atene, la città ellenistica si estende dal monte Cinto alla baia di Skardhana. Da quel momento la ricerca non si è mai interrotta, se non durante le guerre mondiali.

The island of Delos, Carl Anton Joseph Rottmann, 1847 (dal web)

Delo è stata una realtà importante nel mondo antico. Ma perché lo è tuttora?
L’antica Delo, dopo il II a.C. non ha avuto più grandi modifiche: l’attività si sposta e la città è rimasta quella di un tempo, preda solo di razzie e del tempo. Ecco che Delo risulta essere un’occasione ricchissima per capire e ricostruire non solo lo sviluppo urbano di una città antica, non solo i luoghi e i monumenti pubblici, ma anche i luoghi e gli edifici privati: agorà, teatro, stoà, botteghe, templi, abitazioni private e luoghi associativi.

Un sito archeologico da tutelare
Delo è, sostanzialmente, una città-isola. Si tratta di una rete urbana e di un esteso santuario su una piccola isola. Molti resti (edifici, mosaici) sono esposti totalmente all’aria aperta in un ambiente molto umido, dove il livello del mare si sta alzando sempre più. Risulta necessaria quindi la creazione di un progetto di conservazione e tutela di questo patrimonio inestimabile, affinché resti fruibile, ma allo stesso tempo sia protetto e ben conservato.

 

Note:
[1] In particolare nell’inno omerico ad Apollo Delio.

Bibliografia
Statuaria:
J. Marcadé, Au Musée de Délos. Étude sur la sculpture hellénistique en ronde bosse découverte dans l’île, Bibliothèques de l’Ecole française d’Athènes et de Rome, Série Athènes, 215
H. M. Sanders, Sculptural Patronage and the Houses of Late Hellenistic Delos. PhD Dissertation, University of Michigan, 2001
Storia, commerci, società e religione di Delo:
N. K. Rauh, The Sacred Bonds of Commerce: Religion, Economy, and Trade Society at Hellenistic Roman Delos, Amsterdam: Gieben, pp. 166-87
G. Reger, Regionalism and change in the economy of independent Delos, 314-167 b.C., University of California Press.
P. Roussel, Délos colonie athénienne, Bibl. Éc fr.Ath. et Rome, fasc.111. Paris, 1916
H. Solin, Appunti sull’onomastica romana a Delo, in Delo e l’Italia, Solin & Musti 1982, pp. 101-117
C. Vial, Délos indépendante (314-167 avant J.-C). Étude d’une communaut civique et de ses institutions, Suppléments au Bulletin de Correspondance Hellénique 10, Athènes-Paris, 1984
Edilizia privata:
M. Trümper, Wohnen a Delos. Eine baugeschichtliche Untersuchung zum Wandel der Wohnkultur in hellenistischer Zeit, Internationale Archäologie 46
Mosaici:
R.C. Westgate, Greek mosaics in their architectural and social context, BICS 42: 1998, pp. 93–115
R.C. Westgate, Space and Decoration in Hellenistic Houses, in The Annual of the British School at Athens, Vol. 95 (2000), British School at Athens, pp. 391-426
Sviluppo urbano:
M. Zarmakoupi, The urban development of late Hellenistic Delos, in Ancient Urban Planning in the Mediterranean: New Research Directions, edited by Daniel Millette and Samantha Martin-McAuliffe. London: Ashgate.
R. Vallois, L’architecture hellénique et hellénistique à Délos, Bibl. Éc.fr. Ath. Et Rome, fasc. 157. Paris, 1944 (tomo I), e 1966 (tomo II).

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